Black Rebel Motorcycle Club – Wrong Creatures


“Wrong Creatures” è l’ottavo album in studio degli americani Black Rebel Motorcycle Club.
Per chi non li conoscesse, loro sono tra i pochi paladini moderni del rock, una di quelle band che quando le ascolti ti sale il Robert Plant.
E questo lavoro, uscito il 12 gennaio, non fa che confermare la loro potenza.

In 12 brani i Black Rebel Motorcycle Club riescono a condensare il meglio di quello che ci si aspetta da questo genere.
“Wrong Creatures” si apre con ‘DFF’, un pezzo strumentale di neanche due minuti, tetro e martellante. Subito dopo uno stacco: ‘Spook’, secondo brano, introduce ad una musica meno dura, meno ossessiva ma comunque graffiante.
E questa sarà la strada dell’album: pezzi duri e cattivi come il terzo brano, ‘King of Bones’, in cui basso e chitarra ti scagliano ferocemente negli inferi dei locali fumosi in cui regna la penombra, sono alternati a pezzi più leggeri, con venature psych e garage che, come ‘Haunt’ cercano vanamente di risollevarti. Vanamente, perché questo è il rock’n’roll: è la rabbia di chi parte già maledetto e sconfitto ma non per questo abbassa la testa.
«Nothing I can change», recita una strofa di ‘Haunt’.

Le influenze di gruppi come i Black Sabbath o i King Crimson restituiscono a questo lavoro una sorta di sapore esoterico che si esprime al meglio nella musica come nel testo di ‘Question of Faith’: «Your eyes, You’re never gonna know, your own / What leads you in the nights, just a question of right».
Questo sapore di occulto continua a sentirsi in ‘Calling Them All Away’, brano dalle venature orientali che in un crescendo ripete per quasi tutta la durata la stessa strofa, come in un mantra.
Con ‘Little thing Gone Wild’ si raggiunge l’apice dell’intero lavoro ritornando alle atmosfere rocciose che da sempre li caratterizzano.
In questo pezzo, in un monologo rivolto a Dio, compare la frase che dà titolo all’intero lavoro, «You got the wrong creature».
Da qui in poi la nebbia si dirada e la musica si fa più calma fino a ‘All Rise’, pezzo che chiude l’album.

Una menzione particolare va a ‘Circus Bazooko’, brano che esula dalle atmosfere di “Wrong Creatures” ma restituisce in pieno l’anima della band e del rock in generale: in una musica da giostra alcolica un clown si lamenta della sua solitudine.
Eppure, ha quella smorfia di sorriso malinconico disegnata sul volto…

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