TOdays Festival 2018 Day 3: bassa fedeltà, alta precisione

Terza e ultima giornata dell’edizione 2018 del TOdays Festival, che si conferma evento di primo piano per la città di Torino e per l’intero panorama musicale italiano. I numeri lo rendono ancor più evidente, facendo registrare anche per la serata del 26 agosto il sold out ai cancelli di Spazio 211, come già accaduto nel corso dell’intero weekend. Una macchina che funziona a dovere, dagli aspetti logistici a quelli tecnici, dall’organizzazione alla scelta dei nomi.

Un pubblico come sempre numeroso sin dall’apertura delle porte accoglie gli opening acts, che anche stavolta arrivano da casa nostra: prima il cantautorato dalle venature pop di Generic Animal, poi l’indie rock dai colori pastello di Maria Antonietta.

Piccina e minuta su un palco tappezzato di decorazioni floreali, nel giorno del suo compleanno e reduce da una laringite che la mostra abbastanza provata, riesce a mettere in scena una esibizione leggera, aggirando col supporto della band i limiti vocali dovuti alle sfortunate circostanze. Si aggiunge qualche disguido tecnico prontamente risolto, ma Maria Antonietta non si scompone, apparendo addirittura troppo posata, si aggrappa alla chitarra acustica e a quella elettrica e tira dritto coi pezzi buoni del suo repertorio, l’autodedica di ‘Questa è la mia festa‘ e la chiusura con ‘Quanto eri bello‘.

Per questa terza serata, e per l’intero TOdays Festival, Ariel Pink rappresenta un’incognita, una variabile illeggibile da cui non è per niente chiaro cosa sia lecito aspettarsi. Il cantante californiano sale sul palco e accende subito la macchina del tempo, ributtandoci in un’atmosfera pop di un passato che non si riesce nemmeno a inquadrare temporalmente con precisione. Decisamente istrionico, sembra cantare un po’ come gli viene, mentre il gruppo usa sonorità patinate e cori per dare una parvenza di serietà. I suoni pop ancheggianti si spostano a tratti verso la psichedelia semplice, la voce di Ariel Pink va e viene come un’onda e si esprime meglio quando è scarna di effetti, sebbene così non vengano nascoste le imprecisioni. In fondo il suono lo-fi non va per forza ricercato nelle strumentazioni e nelle rielaborazioni, perché questo self-made man -in tutti i sensi, probabilmente- ci fa capire che il lo-fi è negli occhi di chi guarda e ancor di più nella testa di chi lo porta sul palco, con il contrasto di avere intorno a sé un suono pettinato e glamour.

Ariel Pink ha l’aria di un parente che ti mette a sedere e inizia a raccontartela, senza aver ben chiaro lui stesso cos’abbia da dirti ma tenendoti comunque inchiodato lì. Il cerchio inizia a chiudersi quando il tiro diventa più alto e i suoni si vivacizzano. Quando si cominciano a strapazzare gli strumenti, tutto quanto assume un senso ancora più alto. Non è chiaro come si sia arrivati a questo punto, ma siamo giunti in prossimità di una rivisitazione punk, di testa più che di tecnica, in chiave contemporanea. Nessuna regola, quel che ad Ariel Pink salta in testa di mettere insieme viene elaborato e buttato lì, fino alla chiusura in uno sghembo stile soul con ‘Baby‘.

Il nome di maggior richiamo di questo TOdays Festival per il grande pubblico, e non solo per gli impallinati di qualche sottogenere alternative, è senza dubbio quello degli Editors, a cui spetta l’onore del gran finale. L’uscita è impostatissima, ogni passo sembra studiato, tutto è preciso e l’esecuzione è buona, la voce sempre particolare e assolutamente fuori discussione. Le strutture dei brani più recenti sono complete, spingono a livelli altissimi, e fanno apparire a tratti incompleti e per certi versi grezzi i brani storici, anche una ‘Formaldehyde‘ che non è proprio degli inizi o ‘An end has a start‘, partecipatissima e molto enfatizzata. Questi Editors da grandi palchi sanno costruire molto bene il suono, smarcandosi da pesanti e precisi riferimenti e rimanendo in una collocazione indefinita che li rende più abbordabili e accattivanti.

Editors

La spinta arriva maggiormente dalle tastiere, le chitarre non possiamo dire che siano esclusivamente sceniche ma contribuiscono meno. La voce di Tom Smith non sbaglia e si spinge sempre più in avanti senza paura, spalleggiata da un suono davvero totale e fuori discussione. Gli Editors trasmettono positività, sentimento, si ammazzano di impegni, i pezzi si sviluppano e hanno grandi aperture a tutto volume, le luci e i colori si intagliano perfettamente nel contesto. La chiusura del set arriva con una pacca fortissima, ‘Smokers outside the hospital doors‘ unisce il sentimento e l’immediatezza dei pezzi più vecchi alla resa fortissima che questo gruppo riesce ad avere oggi dal vivo. L’encore prevede, come da manuale, il rientro di Tom Smith solo con la chitarra, e pure ‘A ton of love‘ viene proposta in chiave semiacustica e vibratissima. ‘Munich’ dà ancora una bella botta di grezza nostalgia, senza troppi ausili artificiosi, mentre il finale con ‘Papillon‘ e ‘Magazine‘ è esattamente agli antipodi, costruito, sintetizzato, che ti porta in balera.

La chiusura del concerto, della serata e dell’intero TOdays Festival 2018 è esplosiva, in linea con tre giornate di altissimo livello, di adrenalina tardoestiva ma anche di riflessioni preautunnali. I risultati di questa edizione renderanno ancora più sfidante il lavoro di organizzazione, ma possiamo già da ora scommettere che TOdays Festival sarà sempre un successo.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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