TOdays Festival 2018 Day 2: oscuri conigli e conigli dal cilindro

La kermesse del TOdays Festival 2018 procede a gonfie vele, bissando anche per la seconda serata di sabato 25 agosto il successo di pubblico dell’inaugurazione.
Una doverosa e sentita nota di merito va agli organizzatori, per essere stati in grado di ovviare in tempo record, praticamente quello di un pit-stop di Formula 1, alla defezione del nome principale in cartellone, quello degli attesissimi My Bloody Valentine, a pochi giorni dall’evento, sostituendoli con un nome dalle grandi premesse e -anticipiamo il finale senza rovinare l’articolo- all’altezza della situazione e delle aspettative.

La formula della line-up proposta per il Day 2 di TOdays Festival sul palco di Spazio211 ricalca quella della sera precedente: quattro nomi in sequenza, partendo dal cantautore torinese Daniele Celona pronto ad accogliere i primi avventori. Sempre di cantautorato italiano contemporaneo parliamo quando arriva Colapesce, indossando paramenti sacri e una testa di pesce spada. Indiscutibilmente votato alla ricerca dell’originalità, sebbene le ispirazioni appaiano chiarissime, propone un suono semplice ma pieno, melodie pop e testi accattivanti che se ne vanno per conto loro e non spiccano per immediatezza. La struttura musicale di Colapesce è a tratti più sostanziosa di quanto possa sembrare di primo acchito, i fiati danno un taglio retrò alle atmosfere dolceamare, a differenza dei coretti che appaiono banalotti.

Il primo nome internazionale della serata, che in fin dei conti è anche il vero momento nostalgia del TOdays Festival 2018, è quello degli inglesi Echo & the Bunnymen.

Echo & The Bunnymen

Band di lungo corso e dalle diverse sfumature passando dalle origini nel pieno dei primi oscuri anni 80 ai decenni successivi, si riassumono molto bene già dalle prime battute di ‘Lips like sugar’: impronta pop melodica, volumi piuttosto contenuti, voce discreta su tonalità basse e aspetto impostato. Il timbro post-punk con cui nascono viene rimarcato strada facendo, spingendo ovviamente sui bassi e alzando il tiro con una velocità più sostenuta. Su un fondale dalle tinte malinconiche che si alternano tra il blu e il rosa, passando anche attraverso un paio di mezze cover, da The Doors di ‘Roadhouse blues’ a ‘Walk on the wild side’ di Lou Reed, il pathos dell’esibizione aumenta.

La voce di Ian McCulloch si carica di emozione e trasuda sofferenza, la posizione al microfono è composta e aggrappata, come prevede il manuale del buon frontman dalle influenze dark, e si abbina bene ai pezzi cupi carichi di bassi e con la batteria in controtempo. Il gioco degli Echo & the Bunnymen è un po’ quello del contrasto dei brani, alcuni sono morbidi e leggermente riverberati, altre volte la chitarra prende giri morbidi e comodi da rock che ammicca al pop. Si chiude coi pezzi più attesi e con un’oscurità di fondo da cui emergono le aperture sonore e soprattutto vocali: ‘Seven seas’ svelta e grottescamente luminosa, ‘The killing moon’ impostata e ampia, ‘The cutter’ che si estende e apre ancora di più.

Il coniglio uscito dal cilindro del TOdays Festival, per coprire un nome da headliner decisamente pesante, è quello dei Mogwai, i mostri sacri scozzesi del post-rock imballato di chitarre e amplificatori al massimo sforzo.

L’attacco è lento e in pompa magna, occupano come da abitudine l’intero fronte del palco da sinistra a destra, il volume si espande gradualmente e senza scatti. Dopo un passaggio meno ostico e senza compressione con ‘Crossing the road material’, arriva ‘Hunted by a freak’, ondeggiante e non invasiva, eseguita in maniera puntuale e precisa, per poi sfociare negli stacchi bruschi di ‘I’m Jim Morrison, I’m dead’, vibratissima e in progressione sinuosa.

Rano Pano’ sale in continuazione, come una scala a chiocciola, imperiosa e a tratti sorda. I Mogwai fanno rifiatare in alcuni passaggi, alcuni addirittura cantati e con cui ricompongono la struttura classica della canzone, prima di ributtarci nella centrifuga di ‘Old poisons’, dall’incedere marcato e stratosferico.
2 rights make 1 wrong’ è un altro brano storico riproposto con grande precisione, ‘Every country’s sun’ arriva invece dall’ultimo LP ed è un crescendo di intensità emotiva e di portata del suono, senza accelerare mai. Un vortice di tensione elettrica sintetica per ‘Remurdered’ precede la chiusura maestosa, quello che è un concerto nel concerto. ‘Mogwai fear Satan’ suona già caustica ancora prima di iniziare davvero, il muro arriva subito dritto. Quattro elementi in fila orizzontale, perfettamente allineati e sincronizzati come fossero i cavalieri dell’Apocalisse, abbassano il suono ai minimi livelli circondati da un silenzio tombale, prima di ripartire brutali ed esplodere con un fragoroso bagliore.

La seconda serata del TOdays Festival ha saputo sconfiggere lo sconforto che per qualche giorno serpeggiava nei cuori degli appassionati, rispondendo con l’artiglieria pesante. L’unica nota di dispiacere, e lo dico da grande fan dei My Bloody Valentine, è per chi avesse deciso di farsi rimborsare il biglietto privandosi del piacere fisico di trovarsi di fronte ai Mogwai. Vi siete giocati male le vostre carte.

Matteo Ferrari

Matteo Ferrari

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Nato nel 1984 nell'allora Regno Lombardo-Veneto. Un onesto intelletto prestato all'industria metalmeccanica, mentre la presunta ispirazione trova sfogo nelle canzonette d'Albione, nelle distorsioni, nei bassi ingombranti e nel running incostante.

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