Pogo senza fine: Punkreas live a Gallipoli

E’ stata una festa. Una festa di compleanno, più precisamente.

Di quelle dove tutto sembra andare per il verso giusto, semplicemente perché così deve essere. E il merito è degli attori, ovviamente: un festeggiato attivo e coinvolgente, degli invitati presi bene che animano la serata dal primo all’ultimo momento, una location accogliente e intima abbastanza da suggellare il magico legame che si crea in questi casi. Il concerto dei Punkreas di lunedì al Postepay Parco Gondar di Gallipoli è stato tutto questo, e anche altro.

Arrivato al Gondar con la mia piccola pattuglia di amici italo-catalana, comincio subito a soffrire il caldo come sempre, ma so che questa sera non sarà la stessa cosa: ci sarà da sudare ancora, e parecchio. I primi a salire sul palco sono i Nu-Shu, duo noise-rock salentino sotto l’ala de La Rivolta Records che abbiamo già seguito in un paio di altre occasioni.

Personalmente, anche se mi ci impegnassi, difficilmente riuscirei a trovare qualcosa di non positivo da dire su di loro: basso aggressivo e potente, così tanto (con l’ausilio di qualche effetto) da non far rimpiangere l’assenza di una chitarra o di una tastiera; batteria incalzante, a tratti quasi solenne nei passaggi più lenti; voce distorta, tra echi e virtuosismi che lontanamente ricordano quelli di Matthew Bellamy (Muse), a fare da ciliegina sulla torta di un progetto che sicuramente ha ancora molto da dire. Starà a Carmine Tundo e Giuseppe Calabrese trovare la chiave per rinnovarsi e aggiornare continuamente la loro musica, riuscendo a fugare i piccoli(ssimi) e pochi(ssimi) dubbi legati alla gamma di proposte che può offrire un duo senza chitarra o tastiera. Promossi a pieni voti, ma con loro sapevamo di andare sul sicuro.

Per quanto riguarda i Punkreas invece, paradossalmente, ammetto di essere andato un po’ alla cieca. Scopriamo le carte fin da subito: li avevo già sentiti nominare ovviamente, avevo idea di che musica facessero, ma non ero mai incappato in uno dei loro album neanche per sbaglio (involontariamente, certo). Più o meno sapevo cosa aspettarmi, ma lo spettacolo ha di gran lunga superato i pronostici del pomeriggio precedente: energetico, cattivo, polemico, a tratti anche spiritoso. E poi tanto, tanto pogo.

E sul pogo di quella serata andrebbero spese due parole, perché è stato veramente ottimo e piacevole: divertente, ma soprattutto corretto. Gomiti bassi, spintoni e sudore ovunque, con la band a incitare e a fare di tutto per fomentare la folla, riuscendoci alla perfezione. Cadeva qualcuno? Tutti fermi nella zona in questione, ad aiutarlo a rialzarsi, e poi di nuovo nella calca. Veramente perfetto, adatto ad una festa che nessuno aveva intenzione di rovinare.

E sarebbe stato un peccato, tra l’altro, perché era evidente che tutti si stessero impegnando a fare in modo che le cose andassero bene: così è stato, anche senza troppe difficoltà. La band di San Lorenzo di Parabiago, che festeggia quest’anno i 25 anni di attività, ha regalato uno spettacolo abbastanza lungo e veramente poderoso, ripercorrendo la propria storia discografica fin dal primo album. Simpatici gli intermezzi parlati, con qualche battuta decisamente di buona fattura sul PSI e Craxi o su Andreotti.

Pochissime sbavature, ma parliamo di punk: con una prestazione simile chi se ne frega, in fondo?
Auguri Punkreas! Cento di questi concerti (e anche di più).

Federico Plantera

Federico Plantera

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Studente universitario, giornalista pubblicista, chitarrista da spiaggia, appassionato di musica e fotografo per passione. Membro a tutti gli effetti della generazione Erasmus (Glasgow // Tallinn // Parigi // Tallinn), mi occupo anche di politica internazionale curando un blog su ilFattoQuotidiano.it.

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