Una serata trionfale: Bastille live a Roma

Il 14 luglio è passato da due settimane, ma senza troppi dubbi potremmo dire che sabato 26 sia stato decisamente il loro giorno.
Se allora fu la Bastiglia ad essere presa, ormai più di 200 anni fa, questa volta sono i Bastille a prendere Roma.

La band inglese arriva a Capannelle carica e in forma per un altro grande evento targato Postepay Rock In Roma, una rassegna di cui ormai si parla non solo nell’Urbe, ma in tutta Italia.
A scaldare il pubblico ci ha pensato George Ezra, il talentuoso ventunenne di Bristol che per giorni e giorni avete visto e sentito imperversare sugli schermi dei vostri televisori e nelle casse della vostra macchina con il singolo di successo Budapest.
Il pubblico ha apprezzato, ma dalla prima all’ultima canzone si è capito subito che occhi e orecchie erano solo per i Bastille. Nessuno pare essere rimasto deluso, a parte quel piccolo gruppetto di genitori costretti ad accompagnare i propri figli al concerto – non sembravano apprezzare particolarmente, pur con qualche simpatica eccezione.

Ma veniamo all’esibizione.
L’ingresso in scena dei Bastille è trionfale ma non appariscente, la scenografia è notevole: tre delta (com’è che gli Alt-J non si sono ancora ribellati a quest’appropriazione indebita?!) luminosi equidistanti sotto il nome a caratteri cubitali e un inizio scoppiettante con, tra le altre, la divertente Weight of Living, part II e la più pacata (poco, eh?) Flaws.
Tutti i pezzi scorrono bene, la tracklist è organizzata e ben progettata per mantenere il pubblico, in maggioranza under 20, sempre coinvolto e attivo.
Del resto, data la sua composizione, difficilmente avrebbe potuto essere diversamente.
Tutti davano l’idea di essere lì non per ascoltare solo un paio di canzoni sentite in radio, ma per cantare il disco dall’inizio alla fine.
E così è stato.
Si procede tranquillamente verso la metà del concerto, dove la tensione generale ha una leggera flessione nel sentimentalismo prima pieno di speranza di Overjoyed e poi più crepuscolare di Oblivion, con tanto di premessa-scuse del frontman Dan Smith per aver interrotto la grande festa con questa parentesi.
Una parentesi che tutti hanno seguito con attenzione, cura e passione, e che quindi non è andata persa nell’aria di una notte romana di mezza estate.
Avanti tutta, canzone dopo canzone, i Bastille danno fondo al loro repertorio attingendo a piene mani dall’album di successo Bad Blood e offrendo uno spettacolo ricco di siparietti e movimento, con Smith a fare su e giù per il palco senza sosta e senza risparmiarsi un’escursione nell’arena ad altezza-pubblico, con i fans in visibilio a seguire il suo cammino e provare a toccare il loro idolo.

Al di là dei giudizi di valore che ognuno di noi può esprimere a seconda dei gusti e delle preferenze musicali, è fuori di dubbio che i Bastille abbiano un seguito molto affiatato e partecipativo, un elemento che non può che rappresentare un bene per ogni band e un fattore importante per spronare gli artisti sul palco a dare tutto quello che hanno.
E anche di più, in alcuni casi.
Rivisitando un paio di dance hit anni ’80-’90, l’arena si trasforma per qualche minuto in una discoteca a cielo aperto con la versione “Bastillizzata” della famosissima Rhythm of The Night di Corona.

Con la collaborazione del pubblico, Dan Smith riesce ad organizzare anche una piccola coreografia: tutti giù nel pre-chorus… tutti su a ballare e saltare sul ritornello, mentre il tempo viene scandito con precisione sulle percussioni.
Ma sono già passati novanta minuti, qualcuno comincia ad avvertire la fine del concerto (per la gioia di quel manipolo di genitori in accompagnamento) e la canzone che tutti aspettavano ancora non si sente.
Siamo quasi ai ringraziamenti quando il resto del gruppo comincia ad intonare il coro iniziale: è lei, Pompeii.
Al coro della band si aggiungono i cori del pubblico e la hit che ha portato i Bastille al successo mondiale risuona in ogni angolo dell’arena, che a cantarla sia la band o il pubblico.
Fragorosa, sentita, ripresa (una distesa di cellulari al cielo), mentre le luci cominciano ad abbassarsi sul coro conclusivo.
Dan Smith e la band salutano, il pubblico continua a scandire il coro fino all’uscita degli artisti dallo stage per poi lasciarsi andare agli applausi.
I Bastille se ne vanno, acclamati: band generosa con un pubblico generoso.
Uno spettacolo divertente, per tutti.

Federico Plantera

Federico Plantera

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Studente universitario, giornalista pubblicista, chitarrista da spiaggia, appassionato di musica e fotografo per passione. Membro a tutti gli effetti della generazione Erasmus (Glasgow // Tallinn // Parigi // Tallinn), mi occupo anche di politica internazionale curando un blog su ilFattoQuotidiano.it.

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