All Them Witches live a Milano: acidi dal cuore tenero

Gli All Them Witches approdano in Europa dopo un lungo viaggio, quello da Nashville, notoriamente patria del country, un viaggio che apprenderemo da qui a poco essere soprattutto un detour non tanto geografico quanto culturale.
La giovane band rinnega, infatti, le proprie radici per tuffarsi in sonorità smaccatamente psych-blues, stoner e rock tout court.
Con all’attivo quattro full length e un EP, sbarcano al Lo-Fi di Milano l’11 marzo per presentare il loro nuovo lavoro, “Dying Surfer Meets His Maker”.
E sarà qui, in questo raccolto locale della periferia milanese, che potremo soddisfare la curiosità di vedere e ascoltare questa band che su disco funziona già alla grande.
Ma andiamo per gradi.

Alle 22:30 sale sul palco del Lo-Fi il brianzolo Diego Deadman Potron, one man band discutibile, armato di chitarra slide, cassa e charly. Somministra, alla platea ignara di quel che l’attende, senza alcuna perizia non riscattata da un’anima convinta e convincente, un blues ruspante che si rifà alla tradizione del delta del Mississipi, con aggiunta di distorsioni, alcol e bestemmie, al termine delle quali dichiara con una sorprendente dose di consapevolezza: «Siamo giunti al termine di questa penosa performance».
La perfetta epitome della tortura cui ha sottoposto il pubblico (che inspiegabilmente a tratti applaude) per circa un’ora.
Deve essersi trattato di una particolare declinazione della sindrome di Stoccolma perché noi ci sentiamo ostaggi e vorremmo quanto meno tapparci le orecchie.

Attendiamo una ventina di minuti ed ecco i giovani All Them Witches appropiarsi del palco intorno alle 23:30. L’inizio è in sordina e poco pretenzioso, ma lascia presagire la carica e la capacità dei quattro.
Passati i primi tre pezzi, infatti, tra i quali spicca ‘The Death of Coyote Woman’ (dalla loro seconda release “Lightning at the Door”), la sala si infuoca e la set list prende il via verso un’ininterrotta catarsi collettiva, dove gli occhi si chiudono e il corpo inizia ad oscillare assecondando le ritmiche robuste e magnificamente travolgenti, un heavy blues dalla forte carica esplosiva.
La track list alterna sapientemente a pezzi acidi, quali ‘When God Comes Back’, lunghe esplorazioni di paesaggi sonori, quali ‘The Marriage of Coyote Woman’, costellati da un mood visionario dove è la dinamica ad essere stella polare, a ballad intimiste, quali ‘Call me star’ e ‘Open Passageways’, in cui la voce del front man e bassista (un Chris Martin dai mille colori e all’ennesima potenza) è una carezza malinconica dalla quale non vorremmo staccarci.
E ancora ‘Elk Blood Heart’ (da “Our Mother Electricity”), qui rivisitata con un tempo sensibilmente accelerato che le sottrae l’atmosfera rarefatta della versione da album per restituircela in un andamento più allegro.

La splendida voce di Michael Parks Jr., nonché bassista, la ruggente e sofisticata chitarra di Ben McLeod, le ritmiche mai scontate di Robby Staebler e le tastiere del talentuoso Van Cleave raggiungono vette olimpiche, concentrando in quasi due ore i richiami ai big della storia della musica, una commistione tra Pink Floyd, Black Sabbath, Doors passando per il blues, lo stoner e il rock in toto.
Non manca un encore, che porta il live set alla durata quasi due ore.
Concludono, in un ideale cerchio, con il brano di apertura del primo album “Heavy Like A Witch”, che richiama a sé anche i pochi usciti dalla sala per l’immancabile pausa sigaretta.

Acidi dal cuore tenero, gli All Them Witches hanno regalato al pubblico di Milano una serata indimenticabile.
I quattro raggiungono il podio, a nostro avviso, delle migliori band di nicchia in circolazione…almeno dal vivo.


Scritto in collaborazione con Micol Del Pozzo

18 Comments

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  1. Mi segnalano, e pubblico questa cattiva recensione al mio live in apertura agli All Them Witchies, al Lo Fi Milano, organizzato dal caro Corrado Riot, perché, se è giusto che ognuno possa dire, e scrivere quello che pensa, è anche diritto di chi è chiamato in causa replicare.
    Non vorrei star qua a fare una frigata che sicuramente non è nel mio modo di fare e di sentire, ma mi sento di muovere un paio di appunti a Alessandra Annibali cha ha scritto questo pezzo.
    Che io possa non piacere è un fatto.
    Pacifico; non mi stupisce affatto il contrario e non mi aspetto di suscitare un plebiscito universale di consensi.
    Diciamo che in definitiva non me frega un cazzo di quello che si pensa della mia musica: io la faccio. ti piace? bene. Non ti piace? serenità massima. non me frega un cazzo.
    In verità non è nemmeno mai stato un mio interesse primario ”arrivare”; io faccio il mio, al meglio che posso. punto.
    Ho iniziato a fare il OMB quasi per scherzo, e poi, in circa 800 concerti, ho cominciato a capire che forse è una cosa che riesco a fare abbastanza bene.
    Se tu però mi dici che io faccio qualcosa senza convinzione, mi dispiace, ma stai pisciando sulla pianta sbagliata.
    Io sono tutto convinzione.
    Io sono SOLO convinzione.
    Senza convinzione, uno come me non si presenterebbe mai davanti a qualche centinaio di persone, con una batteria che cade a pezzi, due ampli che non fanno 300 euro messi assieme, una voce che è quello che è, e una chitarra sopraffina, perché fatta da un grande artigiano, ma che suono indegnamente.
    Però, ASINA PATENTATA, quando io suono, la convinzione totale in quello che faccio, tiene insieme tutto.
    Magari non sarà stato il concerto della mia vita (e comunque mi pare sia stata una gran cazzo di serata) ma arrivare a definirlo ”tortura” direi che si avvicina di più a dar fiato al buco del culo, che a esprimere un opinione.
    La sindrome di stoccolma ce l’avrà chi ti si ingroppa, amica mia, (anche se forse mi rendo conto che potrebbe sembrare una frase poco urbana), ma tantè: io purtroppo sono di Carnate, un semplice ragazzo di campagna, e con i ”fenomeni” come te non sono abituato a avere tanto a che fare.
    Ti ripeto, un ”mi ha fatto cagare e voglio che muoia” lo avrei accettato senza battere ciglio, ma se vuoi argomentare, cerca di parlare con cognizione di causa.
    Però, è certo, tu sei liberissima di scrivere quello che ti pare, amica mia, e giuro, non vorrei mai che fosse il contrario.
    Solo una cosa vorrei aggiungere prima di salutarti;
    il giorno in cui tu saprai fare un decimo (come musica e come palle) di quello che so fare io su un palco, potremo parlare alla pari, ma fino a quel momento, facciamo che ti levi dal cazzo più in fretta che riesci?
    Cordialmete
    Barone Diego Potron.

    Barone Diego Potron / Rispondi
    • Emanuela Vh. Bonetti

      Come anticipato un po’ ovunque nei vari social, conoscendo il tuo percorso e amando la tua musica sai cosa mi spiace?
      Che al posto di una replica garbata ci infili espressioni quali “asina patentata” e “levati dal cazzo”.

      Il concerto poteva anche essere organizzato da dio in persona, purtroppo (e parlo da non presente) forse non è andato come qualcuno si aspettava.
      Forse non è stato quello che tu volevi.
      Forse, a chi c’era, “non sei arrivato per niente”: purtroppo o per fortuna, una serata storta capita.
      Cadi nel torto quando cominci ad insultare, e per me (da fan) il discorso muore qui.

  2. Alessandra Annibali

    Carissimo Diego, sarò un’asina patentata, chi mi si ingroppa soffre della sindrome di Stoccolma, non saprò fare un decimo di quello che sai fare tu sul palco, ma sono sincera. E non solo sono sincera quando dico che il tuo concerto è stato una tortura e che non mi spiegavo gli applausi. Questo è un fatto: soggettivo, ma pur sempre un fatto. Sono anche sincera ammettendo che quando ho scritto quelle righe sulle quali tu basi la tua infuriata replica (dalle quali però ti allontani pericolosamente divagando nell’insulto, cosa che ti garantisco mi ha fatto ridere di gioia, non perché mi piaccia essere insultata, ma perché mi fa gioire la tua libera espressione, quella dell’essere ingroppata da uno che tengo in ostaggio è bellissima…), cioè quelle in cui dico che la tua mancanza di bravura non è riscattata da un’anima convinta, non ero io stessa convinta che fosse così. Questo è un fatto: soggettivo, ma da verificare con te. Bene: apprendo che sei tutta convinzione, che la convinzione tiene insieme tutto quello che fai. Me ne complimento, ma tornando ai pareri soggettivi: a me non mi è arrivata una virgola, mi spiace. Chiarito questo punto, io mi tengo gli insulti tu tieni una recensione pidocchiosa che non cambierà la tua convinzione che, ti assicuro, da persona che sale sul palco come te (e forse so fare un decimo di quello che sai fare tu) è tutto.
    Cordialmente (e non è una vana parola ironica)
    Alessandra Annibali

    Alessandra Annibali / Rispondi
  3. andrea fiaschetti

    Un cafone del genere non merita neanche di avere la possibilità di fare musica.
    Io non so manco chi è sto scemo, ma se tanto mi dà tanto…siamo a cavallo.
    Ma poi, sei un Barone o un semplice ragazzo di campagna? Mi sembri confuso, io propendo per la seconda, quindi prendi una zappa e renditi utile.

    andrea fiaschetti / Rispondi
  4. Purtroppo per comprendere davvero la risposta di DDP dovreste conoscere il suo personaggio, sono consapevole che per molti la volgarita’ sia sinonimo di ignoranza, e che bastino le parole sbagliate al posto giusto per far storcere il naso e di conseguenza concludere qualsiasi apertura al dibattito o alla discussione, ma oramai il politicamente scorretto, la volgarita’ assurda e ostentata e’ ormai salita a forma d’arte, fatta per mettere in discussione un etica sociale poco chiara e spesso bigotta ed ipocrita, so di chiedere uno sforzo non facile, ma se riusciste a soprassedere alla forma e abbracciaste il contenuto delle sue parole vi assicuro che riuscireste ad essere addirittura daccordo con lui.
    Chi come me ha avuto la fortuna di conoscere Deadman sa che tutta la sua essenza sta nell’ironia e nell’ossimoro di definirsi Barone e Campagnolo, nel suo bestemmiare e comportarsi da burbero nascondendo un’anima molto piu’ propensa all amore panteistico rispetto a qualsiasi fervente cattolico.
    Tutto cio’ per farvi capire che al netto delle colorite iperboli di insulti sta il concetto che quando ci si prende la responsabilita’ di commentare un evento, facendosi portavoce di una platea e giudicando un artista, bisogna essere consapevoli delle conseguenze.
    Assistere allo show di uno OMB significa assistere al MAN, nella sua interezza, perche’ e’ da solo… fa tutto lui, e porta sulle spalle il peso del vuoto del palco. E necessariamente non si assiste alla sola musica, ma alla sua persona. Se non si hanno gli strumenti per investigare i molti livelli di questo tipo di performance e’ impossibile apprezzarla davvero.
    Giudicare cosi’ severamente lo show di DDP significa subdolamente (o addirittura apertamente) criticare un uomo.
    Per questo nasce una risposta forte e calorosa, perche’ si va sul personale.
    Non solo la musica di DDP e’ una gran musica, non solo le sua capacita’ sono fuori discussione, ma anche la sua persona e’ sopra la media, compresi i suoi eccessi.
    Non essere in grado di decifrare tutto questo nei pochi minuti di un concerto dipende soprattutto dalla nostra sensibilita’, non e’ cosa facile, c’e’ chi ha il talento innato per farlo e chi ha bisogno di rifletterci.
    Qualche giorno fa il mio gatto mi ha regalato un uccellino squartato, c’e’ chi preferisce farsi vendere un fiore…

    Davide Paccioretti / Rispondi
    • andrea fiaschetti

      “Volgarità assurda e ostentata è ormai salita a forma d’arte”. Ma che stai dicendo? Sto discorso, forse, ad esser buoni, lo puoi fare riferito al palco, forse. Qui questo “signore” si è rivolto ad un’altra persona, la sua forma d’arte nel rapporto con gli altri non ci piace. E’ come se io ora ti rispondessi dandoti del coglione ignorante o ritardato o altro, non credo la prenderesti bene.
      Lui sul palco può fare ciò che vuole ma quello che fa viene giudicato, nel bene e nel male. Se viene qui a commentare lasciasse gli insulti a casa o se ne prende altri per risposta.

      andrea fiaschetti / Rispondi (in reply to Davide Paccioretti)
      • Beh direi che quindi concordiamo su tutta la lina, perché il commento di DDP è stato scritto e pubblicato sulla sua pagina ufficiale, e poi riportato integralmente qui, come noti da “mi segnalano e pubblico…”. La pagina ufficiale di un artista è rivolta ai suoi followers, ed è di fatto un secondo palcoscenico dove generalmente si resta nel personaggio in tutti i post che vengono pubblicati. Sarebbe decisamente controproducente presentarsi live in un modo e postare su FB in un altro… Non vi ho chiesto di non rispondere ai suoi insulti o di non offendervi, se vi ha insultato evidentemente voleva farlo per offendervi così come la recensione negativa mirava proprio a trasmettere un giudizio negativo. Quando vado dal mio meccanico volano insulti e bestemmie fra il personale dell’officina, così come deve essere, eppure son tutti professionisti, fa parte del gioco… A una persona che di mestiere fa il rappresentante è normale chiedere di sottostare a certe regole di etichetta ma da uno OMB che si chiama deadman e suona in salopette e fuma il sigaro e beve ci si aspetta altro. Se no sarebbe un hipster con la barba lunga.

        Davide Paccioretti / Rispondi (in reply to andrea fiaschetti)
        • andrea fiaschetti

          No Davide, questo signore ha scritto sul suo profilo privato, non sulla pagina ufficiale, senza che nessuno avesse possibilità di risposta. Solo quando gli è stato mosso questo appunto ha lasciato qui il suo “commento”, altrimenti avrebbe fatto come tutti i leoni da tastiera che girano in rete, insulti senza possibilità di replica. Poi visto che “spintaneamente” ha commentato anche qui, allora si becca le risposte che merita, perché era figo farlo in privato sul suo profilo, o anche qui dove lo leggono in pochi, lo lasciasse sulla sua pagina ufficiale che son capacissimo anche io di investirlo di bestemmie e offese gratuite, anzi direi che posso tirare fuori di molto peggio di quello che è riuscito a fare lui.

          andrea fiaschetti / Rispondi (in reply to Davide Paccioretti)
  5. Alessandra Annibali

    Guarda, Davide, io la responsabilità me la sono presa benissimo, arrivando anche a mettere in discussione il quid che Diego mi contesta. Mi colpisce molto quando dici che la persona e l’artista sono un tutt’uno: questo è vero per tutti gli artisti che possono dirsi tali. E da questo capisco la grande stima che hai per lui. Forse se mai assisterò ad un suo altro concerto avrò la possibilità di rivedere e cancellare in qualche modo questa prima impressione che ho avuto di lui. Ma la riconfermo e non sono una che ha necessariamente bisogno di vedere fare numeri impeccabili sul palco. A me non piace, non l’ho trovato credibile, ma in fondo sono una su tanti, no? Ripeto: sono qui a prendermi le mie responsabilità. Però, lui non dicesse che non mi ha insultato. Il soggettivismo va bene ma fino a un certo punto. Mi fermo qui, perché poi divento offensiva non con gli insulti gratuiti ma dicendo quello che le mie orecchie hanno dovuto sopportare al Lo-Fi. Possa Diego continuare ad esprimere se stesso (beato lui che ne ha la possibilità!) su tutti i palchi che avrà occasione di calcare e gli auguro di trovare persone abili a coglierne l’interezza di uomo e artista. Probabilmente non sono tra quelle e non lo sarò in futuro. Ma non si sa mai.

    Alessandra Annibali / Rispondi
  6. Va bene che internet ha dato diritto di parola a cani e porci, ma qui si va oltre. Da ammirare però il coraggio di scrivere pubblicamente certe cose quando è palese che non si è capito un cazzo di un’esibizione e dell’ironia usata dal bestemmiatore sul palco..
    C’è gente che si fa il culo per la propria arte (e lo fa bene, avendolo visto molte volte) e c’è chi scrive merda senza la minima cognizione di causa e capacità.. Se tu puoi recensire qualcosa mio nipote di 3 anni può recensire te.

    Gina / Rispondi
  7. Alessandra Annibali

    Mi riesce difficile restare “diplomatica”, ma ci provo. Gina, non avrò capito l’esibizione, ma, bada bene, Diego può bestemmiare ed essere ironico quanto gli pare, e certamente non ho valutato questi elementi al momento di buttare giù le mie impressioni su questo live. Mancavano tante cose, mancava la musica e io ho sofferto moltissimo durante il suo live set. Avrò degli standard troppo elevati, mi dispiace.

    Alessandra Annibali / Rispondi
  8. Si, saranno i tuoi standard troppo elevati….
    Ringrazia i tuoi 2 amici qui sopra per aver confermato ciò che ho detto quando riesci.
    Buona notte.

    Gina / Rispondi
    • Emanuela Vh. Bonetti

      Gina, perdona l’insistenza, forse inutile, ma non mi arrendo all’idea che passi un concetto sbagliato.

      Io sono una fan di Diego, come lo sei tu e come lo è tanta altra gente: mi piace la sua musica, l’ho sempre ascoltato su disco e purtroppo mai visto live.
      Tu magari sì, e forse anche più di una volta, ma leggendo il report della data di Milano a me viene in mente solo una cosa: “pazienza, forse non è stata una buona serata”.
      Trovo che Alessandra (sulla cui competenza, perdona davvero, non puoi metter bocca) sia stata semplicemente onesta: ha detto le cose come sono andate.

      Ci sono fan che ammettono quando il proprio artista del cuore si esibisce in modo approssimativo, c’è chi invece difende sempre tutto e tutti a spada tratta.
      Te mi sembri il secondo tipo di persona, una alla quale potrei spiegare mille volte le cose che tanto tutto è scusabile o lecito.
      Invece no Gina: trovo corretto che Alessandra abbia scritto il report, altrimenti, che senso aveva scrivere falsità in merito?
      Trovo scorretto che Diego si sia esposto con quegli insulti, perché mi è sembrato esagerato, fuori luogo e privo di rispetto.
      Insomma, non il Diego che conosco io.
      A te piace l’insulto libero e gratuito?
      A me no, gusti.

    • Alessandra Annibali

      Eh?! Mi sono persa. Diego ha lasciato un commento, al quale io ho risposto. Mi sembra possa terminare qui.
      Io mi sono presa i suoi (legittimi?) insulti lui si è preso la mia (legittima?) recensione negativa. Scambio terminato. Il resto è campanilismo. I miei “2 amici” non la pensano come me, e non tollerano i toni. Liberi di eccepire. A me non frega nulla, figurati. Poi se vuoi che dico che mi è piaciuta l’esibizione di venerdì o che sono un’incompetente, questo è un altro paio di maniche. Forse è il caso che la luce la spegni pure tu. Buona notte.

      Alessandra Annibali / Rispondi (in reply to Gina)
    • andrea fiaschetti

      Guarda che ti confermi da sola, ogni volta che apri bocca.

      andrea fiaschetti / Rispondi (in reply to Gina)
  9. Deadman, come animale da palco, tutta la vita: simpatia 9, energia 9, alcolismo e bestemmie 10 e lode, ma ahimé, come lui stesso ammette, per come suona siamo sul 2 e mezzo scarso.
    Fosse stato l’ospite principale della sagra dell’aglio di Caronno Pertusella, mi sarei sfasciato in prima fila urlando e pogando e sbattendo i piedi al ritmo del suo groove, condendo il tutto con ventordici litri di birra annacquata.
    Ma qui, porca M***nna, eravamo a sentire gli All Them Witches. Capisco che stiamo parlando di Stoner e sonorità sperimentali, ma c’è posto e posto per ogni cosa. Abbiamo mai visto Pupo aprire un concerto degli Slipknot? non credo… Jovanotti che apre a Eric Clapton? se è successo, non ditemelo perchè potrei suicidarmi…
    Deadman che apre gli All Them Witches? avrei fatto una scelta più oculata.
    Comprendo Davide nella visione d’insieme dell’artista e condivido, infatti come detto, in una situazione più consona, gli avrei comprato maglietta, cd e selfie su instagram. Come comprendo però Alessandra, che oltre a saper fare decisamente più di un decimo di quello che ha dimostrato Deadman (sia in termini di musica che di palle), se già uno si deve fare un viaggio di 4 ore per un concerto (ma come chi di 20 minuti), pretende e si aspetta una certa qualità, o almeno una certa coerenza stilistica. A mio avviso, su quel palco avrei visto meglio un trio bustese di mia conoscenza, vero Davide? 🙂
    Comunque sia, le credenziali per poter pubblicare tale recensione ci sono tutte, il punto di vista può essere questionabile, ma non per questo si ha il diritto di sfoggiare cotanta classe “baronesca”. Di certo non fa onore all’artista, che per rimanere più coerente con il personaggio, avrebbe potuto anche scrivere: “Grande zia, apprezzo il disprezzo. Anche a me non piacciono i piccioni, ma non per questo mi metto la giacca in tweed di venerdi. Spero comunque di condividere presto un paio di mutande con te, buon inizio di primavera e si mi dai la mail ti mando il mio cd, magari li troverai ciò che non sono riuscito a trasmetterti dal palco”.
    Per assurdo, questo, avrebbe avuto molto più senso, a mio parere.

    Nicola Marogna / Rispondi

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